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Giustizia: in fuga dalla detenzione... chi scavalca il muro di cinta e chi si appende a una corda.
Inviato da zeliha il 28/7/2010 23:10:00

evasione don boscoA Pisa due albanesi srotolano un lenzuolo e lasciano la cella. “L’ennesima evasione beffa” per la polizia in sotto organico. Ma per fuggire dalla reclusione si sceglie ancora il suicidio. Il 39esimo, ieri, a Siracusa. In una sola giornata si è consumato un suicidio, sventati due tentativi e riuscita un’evasione.



L’ultima singolare impresa è stata compiuta da due cittadini albanesi che hanno lasciato la Casa circondariale Don Bosco di Pisa calandosi giù, come nel più classico degli immaginari, con un lenzuolo. Hanno così scavalcato il muro di cinta, convinto non troppo gentilmente una donna a lasciar loro la jeep sulla quale viaggiava e ripreso la via per la libertà. Mentre proseguono le ricerche dei fuggitivi, ci si interroga sul sistema di sicurezza.


Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha presto aperto un’inchiesta, ma i sindacati di polizia penitenziaria hanno le idee più chiare sulle ragioni dell’evasione che definiscono “l’ennesima beffa”. “Dalle carceri si può evadere tranquillamente in qualsiasi momento”, ha denunciato Eugenio Sarno, segretario della Uil-Pa penitenziari. E la ragione è “sempre la stessa: il contingente di polizia penitenziaria è gravemente in sofferenza. Stamani un solo agente era preposto alla sorveglianza di tre cortili di passeggio”.


Il deficit di circa 8.000 unità impedisce ai “grimaldelli” (così vengono chiamati gli agenti nel gergo dei detenuti) di garantire l’ordine e la stessa custodia dei reclusi. Da tempo intervengono pubblicamente per chiedere nuove assunzioni di personale, dovendo operare in istituti sempre più sovraffollati dove il rischio di sommosse, suicidi e atti di autolesionismo sta crescendo esponenzialmente. Il Sappe, il sindacato autonomo, ha parlato addirittura di evasione “annunciata” proprio perché a Pisa su 458 detenuti (la capienza regolamentare è di 250 posti) mancano almeno 80 poliziotti. Dei 2.000 promessi di Alfano, nemmeno l’ombra.


L’esasperazione dei sindacati di categoria è cresciuta al punto da chiedere il “commissariamento del Dap”, ultimo atto di ribellione alle critiche ricevute per le nove evasioni compiute dall’inizio del 2010. Muri di cinta non funzionanti, autoveicoli fermi per omessa manutenzione, assenze giustificate da patologie da stress sono soltanto alcune delle cause dello stato di abbandono dei penitenziari italiani. “Per fare i miracoli non basta la buona volontà di chi opera in condizioni difficili” ha commentato Ermete Realacci, il deputato Pd eletto in Toscana, che ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare “per spingere il ministero a dare più uomini, mezzi e risorse agli istituti di pena, che si trovano, come quello di Pisa, a rischio collasso”.


Intanto il tragico bollettino dei suicidi ha raggiunto i 39 casi dall’inizio anno. L’ultimo, nel carcere di Siracusa (567 detenuti per 309 posti letto regolari), avrebbe potuto essere forse evitato. Gli atti di autolesionismo che Corrado Liotta, 44 anni, aveva compiuto in passato erano dei campanelli d’allarme. “Con il caldo e le condizioni di questi giorni” ha sottolineato Ornella Favero di Ristretti orizzonti, “non sarebbe azzardato avanzare l’ipotesi di un reato di tortura verso i detenuti. Si stanno violando i diritti umani minimi, la gente in cella sta impazzendo”.

di Dina Galano
Terra, 28 luglio 2010


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